La dieta del pirata (don’t try this at home)

Scorribande, arrembaggi, rocambolesche fughe… la vita dei pirati non era certamente una passeggiata. Tutta questa azione non poteva che causare un certo languorino… ma quali erano i cibi preferiti dai pirati?
Giphy

I pirati spesso affrontavano un problema comune a tutti i marinai: la mancanza di cibi freschi dovuta ai lunghi viaggi unita all’incapacità di conservare correttamente gli alimenti. Per questo i cibi secchi erano importantissimi: merluzzo sotto sale, carne essiccata di maiale o di cervo, pasta, pesce salato, olio, vino, legumi e le immancabili gallette. Le gallette (dal celtico “kalet”, duro) erano la versione pirata del pane. Quest’ultimo infatti tendeva ad ammuffire facilmente mentre la galletta, non contenendo lievito, si conservava più a lungo. Certo, questo non impediva alle gallette di riempirsi di vermi, perché i barili di legno nel quale veniva stivato il cibo favorivano il proliferare di batteri. Le gallette venivano consumate da sole, ma più spesso sbriciolate nelle zuppe, o accompagnate a fagioli, formaggio e verdure.

Fonte: Parco Portofino

Un altro grandissimo alleato dei pirati era l’aglio. Con l’aglio si tentava di porre rimedio ad alcune problematiche tipiche a bordo. La scarsa igiene innanzitutto, dovuta alle precarie condizioni sanitarie ma anche alle limitate riserve d’acqua dolce che impedivano di potersi lavare con costanza. L’aglio con le sue proprietà antisettiche aiutava a controllare, per quanto possibile, le terribili infezioni intestinali in grado di decimare una ciurma intera.

Fonte: Alimentipedia

Con l’aglio si tentava però prima di tutto di sconfiggere il nemico numero uno di qualsiasi uomo di mare: lo scorbuto. Lo scorbuto era una patologia causata dalla mancata assunzione di vitamina C che dava spossatezza, gonfiore delle articolazioni, emorragie, caduta dei denti, anemie fino a causare la morte. Per molto tempo lo scorbuto continuò a mietere vittime a bordo fino a quando nel 1747 il medico della marina britannica James Lind capì che il problema poteva essere prevenuto somministrando del succo di agrumi.

Fonte: Viversano

Anche sul fronte bevande la situazione non era migliore. L’acqua dopo poco tempo diventava fetida a causa della conservazione nei barili di legno. Il vino era di pessima qualità e la birra (quando c’era) fermentava facilmente. Tutto ciò che rimaneva era il rum, ma questo non poteva certamente essere distribuito alla ciurma da solo. Nacque così il grog, famosissima bevanda composta da 3 parti di acqua ed una di rum, più tardi arricchito con succo di lime per prevenire appunto lo scorbuto. Chissà se Capitan Jack, purista del rum, avrebbe apprezzato!

Fonte: Giphy

Ovviamente, quando possibile, i cibi freschi erano i preferiti e se la lunghezza del viaggio lo permetteva si poteva stivare frutta, verdura, ma anche galline, capre o animali più grandi.
C’era un frutto in particolare, molto amato dai naviganti: l’avocado che veniva spalmato sulle gallette rendendole meno disgustose e per questo prese il nome di “burro del marinaio”.

Fonte: Pixabay

A proposito di cibo…sapevate che il temine bucaniere nacque nel XVII secolo nei Caraibi. Il nome deriva dal termine francese boucanier e veniva utilizzato dalla tribù caraibica degli Arawak per indicare quei cacciatori di frodo ai quali avevano insegnato ad affumicare la carne su una graticola di legno (barbicoa).

Fonte: Jack Sparrow costuming

Concludiamo con una sfiziosa curiosità. Nel romanzo “L’isola del Tesoro” di Robert Louis Stevenson si fa riferimento ad una specialità tutta italiana… il Parmigiano Reggiano! Nel testo originale troviamo infatti questa citazione “Well, Jim,” says he, “just see the good that comes of being dainty in your food. You’ve seen my snuff-box, haven’t you? And you never saw me take snuff, the reason being that in my snuff-box I carry a piece of Parmesan cheese–a cheese made in Italy, very nutritious. Well, that’s for Ben Gunn!”
Curioso no?

Fonte: Imgur

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